La campagnola trattoria  
 
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Da quel momento “l’Osteria Campagnola Vino buono” diventa il luogo di ritrovo di chi, a fine serata, vuole bere una caraffa di vino e trovare qualcuno con cui giocare a carte o alla morra. La domenica arrivano intere famiglie per passare le giornate mangiando aole fritte e uova sode, ossa di maiale, fagioli, cicorie lardo e polenta. Nel locale lavorano Angelina, la nonna Costantina e, a volte,  la zia Tina.

Angelina ha la passione per la cucina e dalle sue mani cominciano ad uscire i primi minestroni, i primi polli ai ferri, le prime trippe… “Ma la trippa” mi ha raccontato “non si faceva come la fai adesso, non te la vendevano già lavata e tagliata, no, dovevi lavartela tu, dovevi fare tutto da sola…”

Il Vecio Tosi che ha la barca e va a pescare rifornisce la Campagnola di pesce, Primo va a caccia in autunno, coglie asparagi sul monte Pasubio in primavera e funghi sul Baldo d’estate. Dall’orto in collina, proprio come ora, arrivano carciofi, insalate, cornetti, zucchine, pomodori, fiori di zucca e tante altre verdure.

I primi anni 60 sono gli anni del boom edilizio e a Salò arrivano muratori, carpentieri, operai, stomaci da riempire…chi può permetterselo va all’osteria con un fiasco di vino e ordina qualcosa da mangiare, gli altri si portano il pentolino con il pranzo e comprano una caraffa. In questo modo la Campagnola si riempie di clienti e la grande stufa nel centro della sala si copre di pentolini.